Notizie dal mondo

Stop alle politiche spezzatino. Necessaria una gestione armonica della cosa pubblica

  • dimensione font riduci dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font aumenta la dimensione del font
  • Stampa
  • Email
  • Ottieni il PDF dalla pagina webPDF

Da qualche settimana l’aumento tendenziale del PIL registrato dall’ISTAT per il secondo semestre del 2017 induce nell’opinione pubblica un cauto ottimismo. Alla crescita del prodotto interno lordo, tuttavia, non corrisponde una significativa crescita dell’occupazione che, seppure in aumento quanto a numero di occupati, riguarda gli over 50, peraltro con contratti prevalentemente a tempo determinato. Francesco Cavallaro, Segretario Generale della CISAL, esprime la posizione dello storico sindacato autonomo in merito a questa anomalia dai contorni inquietanti.

D.: Segretario, come interpreta la CISAL lo scollamento tra andamento dell’economia e tasso di occupazione giovanile?

R.: La CISAL, dalla propria posizione super partes rispetto ai partiti politici, esprime il proprio apprezzamento per i segnali economici positivi registrati dalle più recenti rilevazioni, ma ritiene indispensabile analizzare, approfondire e risolvere il problema di una crescita cui non corrisponde, purtroppo, un aumento adeguato dell’occupazione. Intendiamo occupazione in termini di stabilità e di quantità, ovviamente, ma soprattutto in termini di qualità.

D.: Quali interventi possono a suo parere favorire l’occupazione dei 35-49enni, fascia che risulta oggi tra le più penalizzate nel mondo del lavoro?

R.: La parola d’ordine è ottimizzare le risorse, intervenendo sul fronte Investimenti/Lavoro con una risposta globale e radicale ed eliminando tutti gli interventi tampone, parziali, sganciati da una strategia di fondo credibile ed efficace. E’ quanto ci aspettiamo dalla prossima Legge di Stabilità.

D.: In concreto in quali misure si potrebbe tradurre tale impegno?

R.: E’ necessario da una parte investire sulle aziende in modo da favorire l’innovazione e la competitività, dall’altra sulle risorse umane, garantendo l’aggiornamento costante delle competenze professionali attraverso la predisposizione di percorsi di formazione continua che consentano la massima adattabilità ai cambiamenti tecnologici e organizzativi. Non possiamo sottovalutare il crescente fenomeno dell’information technology nè quello della globalizzazione digitale, che rischiano di marginalizzare o addirittura espellere dal mercato capacità professionali tradizionali o comunque inadeguate.

D.: Dunque a suo parere è necessario porre il Lavoro, e le misure destinate alla sua ripresa, al primo posto nell’agenda politica.

R.: Sì, non mi stancherò mai di ripeterlo. La prima vera urgenza del Paese, la CISAL ne è profondamente convinta, è il Lavoro, non a caso elemento fondante della nostra Costituzione. E’ sintomatico, ad esempio, e al contempo incredibile che si faccia fatica a ricordare, negli ultimi decenni, vere grandi opere pubbliche degne di questo nome, mentre abbondano spezzoni di piccole opere iniziate e abbandonate a se stesse. Così come è incredibile continuare a far ricorso alla pseudocultura dell’emergenza in occasione di eventi tragici e disastrosi, pur nella colpevole consapevolezza delle gravi omissioni che ne sono la vera causa. Basti pensare ai mancati interventi organici e strutturali sul nostro precario sistema orografico ed idrogeologico.

D.: Una logica purtroppo tutt’altro che nuova, nella gestione della cosa pubblica.

R.: L’elenco degli ambiti compromessi da “politiche spezzatino” che hanno impedito una armonica gestione dell’economia e del benessere sociale del Paese è lunghissimo. Possiamo citarli partendo dalla Previdenza, fonte costante e sempre più copiosa di nuovi poveri, ridotta a un cantiere interminabile di incertezze. Pensiamo poi al Pubblico Impiego, categoria da nove anni senza contratto e con un’offerta di 85 euro lordi a regime, che definire indegna è un eufemismo. Palliativi ed errori minano inoltre regolarmente il mondo della Scuola, che continua a soffrire di mali endemici e che è priva di un organico collegamento con il mondo del lavoro. Manca il momento fondamentale dell’attuazione delle strategie anche nel sistema di Welfare attivo, che, a dispetto di ogni premessa e promessa non riesce a prendersi realmente in carico il cittadino inoccupato o il lavoratore disoccupato per reinserirlo, previa idonea qualificazione, nel circuito operativo. E cosa dovremmo dire dall’atavico divario tra Nord e Sud e delle crescenti diseguaglianze e ingiustizie sociali, oppure dell’ostinata quanto ambigua volontà di non separare assistenza e previdenza, impedendo così un più corretto finanziamento della prima attraverso la fiscalità generale a garanzia della totale trasparenza e sostanziale equità alla seconda?

D.: Un punto molto controverso riguarda poi l’aumento dell’IVA.

R.: Tanto controverso quanto rischioso, se gestito con la superficialità sempre legata alle scelte che strizzano l’occhio al consenso elettorale. Le discussioni sull’introduzione o sulla dilazione di tale misura non possono prescindere dalla politica fiscale. Come e più di ogni altro intervento, l’aumento dell’IVA può infatti avere un esito ottimo oppure, al contrario, disastroso, a seconda del contesto fiscale che lo accompagna. Quando plaudiamo aprioristicamente all’annuncio dell’ennesima dilazione, dimentichiamo che la scelta di bloccare l’introduzione delle nuove aliquote costa al Paese circa 15 miliardi di euro all’anno. In tre anni, 45 miliardi. Dovremmo allora piuttosto valutare i benefici derivanti dall’aumento dell’IVA ove fosse associato all’instaurazione di una coraggiosa Riforma Fiscale contro l’evasione, tarlo che continuerebbe altrimenti a penalizzare le fasce meno ricche della società. In questo senso sarebbe sufficiente e necessario, come la CISAL chiede da anni, affidare al cittadino il ruolo responsabile di primo controllore della legalità attraverso l’introduzione del cosiddetto “contrasto di interessi”. Una sfida che, se vinta, ci consentirebbe di porre fine allo scandalo di un’evasione che sfiora i 170 miliardi annui. Tutti problemi enormi, certamente, che sarebbe illusorio possano trovare soluzioni immediate con la prossima legge di stabilita, ma che sarebbe tuttavia più che auspicabile ottenessero almeno un deciso avvio a soluzione su programmi le cui parole fossero pietre!


Cerca