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Cavallaro: ok alla quota 100, cambiare al più presto la Fornero

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Le proiezioni INPS non fanno paura, le tabelle dimostrano che modificare la previdenza è possibile

Roma, 17 luglio 2018 – “Solo un intervento immediato, deciso e coraggioso del Governo sull’attuale sistema pensionistico può salvare il Paese dalla palude di sterili dibattiti sull’occupazione che lo paralizza, distraendolo dalla ricerca di soluzioni concretamente utili ai cittadini”.

E’ quanto dichiara Francesco Cavallaro, Segretario Generale della CISAL, forte dell’approfondimento condotto dalla Confederazione sulle tabelle elaborate dall’INPS e usate come base per la relazione tecnica al “Decreto Dignità”.  

“La CISAL - spiega Cavallaro - presa visione delle note inserite nell’allegato tecnico alla relazione del Presidente dell’INPS e analizzati gli scenari collegati alle diverse ipotesi normative derivanti dalle modifiche alla Legge Fornero, ha trovato ulteriore conferma alle proprie tesi in materia previdenziale. Risulta necessario, urgente e soprattutto economicamente sostenibile modificare la legge Fornero, cancellando nel contempo l’ape volontaria, causa di costi iniqui per i singoli e per la collettività. Ciò, in barba al terrorismo psicologico innescato dalle proiezioni INPS, con particolare riferimento all’ipotesi di “abolizione della pensione anticipata e al ripristino della pensione di anzianità con quota 100 o 41 anni di anzianità contributiva”, che porterebbe a un costo, a regime, pari a 6 punti percentuali del PIL 2018. Elemento, questo, a nostro avviso poco rilevante in considerazione dell’ampio arco temporale preso in esame. Le note stesse precisano che i maggiori oneri legati all’aumentato numero di trattamenti previdenziali si ridurranno dal 2030, fino a trasformarsi dal 2040 in risparmi”.

“Inoltre - aggiunge Cavallaro - il maggior costo delle nuove pensioni è stato calcolato al lordo degli effetti fiscali, senza quindi valutare che una parte rilevante di tale spesa è destinata a rientrare con effetto immediato nelle casse dello Stato - o meglio a non uscirne mai -, sotto forma di tasse”.  

“Il conforto dei numeri si aggiunge dunque alla consapevolezza che il turnover innescato dalla quota 100 comporterebbe, oltre alla corresponsione di contributi e imposte da parte dei nuovi assunti, un indubbio effetto positivo per l’economia anche sotto il profilo dei consumi”.

“Ci auguriamo dunque che il nuovo Governo - conclude -, che segue logiche di profonda discontinuità rispetto al passato, agisca con il coraggio, la forza e la determinazione necessari a rispondere in modo concreto alle legittime esigenze di centinaia di migliaia di lavoratori”.


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