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L'Italia ha bisogno del Formez. Stop al commissariamento, farne un'agenzia pubblica

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(Italia Oggi, 6 novembre 2018)

Nel 2014 si statuisce per decreto (n. 90, art. 20) il commissariamento del Formez avviandone, nei fatti, il ridimensionamento. Struttura di eccellenza per il supporto tecnico alle pubbliche amministrazioni centrali e locali, il Formez gestiva progetti per un ammontare di oltre 60 milioni di euro e un attivo di bilancio di circa 4 milioni, a fronte di un finanziamento pubblico di 20 milioni di euro all’anno. I suoi 320 dipendenti di ruolo e 150 precari - al 2014 - erano impegnati su oltre 40 progetti, molti dei quali finalizzati a migliorare, nelle pubbliche amministrazioni, la capacità d’intervento e di spesa dei fondi europei.

Tra i primi atti della gestione commissariale fu adottata la cancellazione dei contratti a tempo determinato di oltre 150 lavoratori impegnati nei progetti, sulle cui famiglie - rimaste senza reddito - è gravato gran parte del vantato risparmio di spesa pari a circa due milioni di euro. Nella realtà quelle retribuzioni gravavano solo nominalmente sui costi del personale, essendo totalmente autofinanziate dalle attività di progetto. La mobilitazione unitaria dei sindacati scongiurò la chiusura delle sedi di Cagliari e Napoli, ma la solita logica dei tagli lineari delle funzioni pubbliche (da sempre utilizzata per provocare disservizi e, così, giustificare la privatizzazione con i relativi profitti), ha contratto il portafoglio progetti del 40%, mentre l’attivo di bilancio è stato azzerato in soli quattro anni. Dunque, un’azienda pubblica sana ridotta scientemente al collasso. Un’azienda che invece può svolgere funzioni di fondamentale importanza per il sistema Paese, da salvaguardare da rischi di interferenze di interessi diversi da quelli istituzionali anche  nel campo dell’assistenza tecnica all’utilizzo dei fondi europei.

In tale scenario segnano una positiva inversione di tendenza le dichiarazioni, favorevoli al rilancio del Formez, del ministro Giulia Bongiorno. Il Formez ha competenze specifiche da utilizzare per far recuperare a regioni e comuni quel 55% di fondi strutturali inutilizzati. Così come può essere utile l’impiego di tale struttura - specializzata nel modernizzare i servizi delle PA -  anche  per i centri per l’impiego, nello specifico iniziando a selezionarne e a formarne gli addetti.

La Fialp CISAL sta per formalizzare una propria proposta di riordino e rilancio dell’ente, che va dotato subito di una governance. Partendo dall’abrogazione di quell’art. 20 del Dl 90/2014, che tanti danni ha prodotto, e dalla fine di una gestione commissariale definita dalla Corte dei Conti “anomala”. Serve una forma giuridica agile, idonea a sostenere le PA centrali e locali nel valorizzarne il personale, sburocratizzare la dirigenza, ristrutturare i processi e gli strumenti di gestione. Una struttura che lavori per la digitalizzazione, la riduzione dei costi attivando sinergie ed economie di scala, la gestione trasparente dei concorsi quale unica modalità di assunzione del personale pubblico (come prevede la Costituzione). Relegando così per sempre nell’oblio, almeno per il pubblico impiego, le prassi di assunzioni opache e la precarizzazione dei rapporti di lavoro. Stabilire mission e aree di intervento dell’Istituto, che potrà produrre servizi di assistenza e di accompagnamento alle riforme delle pubbliche amministrazioni e specificarne la natura giuridica di ente in house di tutte le PA (previste dall’art.1, comma 2, del D.lgs 165 del 2001), controllato dalla Funzione Pubblica, al quale affidare attività in deroga a quanto previsto dal Codice degli appalti. È giunto il momento di un cambio di passo, dopo i danni prodotti in un ventennio di ricette liberiste e sbornie privatizzatrici. Cominciamo dal Formez.

 

A cura di Giuseppe Marro


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