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Subito più risorse sui trasporti. Preoccupante la minaccia di nuovi tagli per il 2019

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(Italia Oggi, 27 novembre 2018)

Le problematiche del settore TPL e Mobilità si moltiplicano e si aggravano di giorno in giorno, alimentate da processi di liberalizzazione sempre più spinti. Nuove regole di mercato, nuove dinamiche imprenditoriali e nuovi modelli organizzativi sono espressione del riflesso sul Paese dei recenti, repentini cambiamenti dello scenario socio-economico globale. Con Mauro Mongelli, eletto lo scorso ottobre Segretario Generale della FAISA-CISAL dal XIII Congresso nazionale della federazione autonoma degli autoferrotranvieri, approfondiamo le tematiche che impongono a istituzioni e parti sociali una seria riflessione e una ancora più seria azione a tutela dello sviluppo e dell’occupazione. 

 

Domanda. Segretario, qual è la posizione della FAISA-CISAL di fronte alle sfide che il settore dei trasporti si trova oggi a fronteggiare?

Risposta. Per gestire i drastici cambiamenti in corso, valorizzando il Lavoro e i Lavoratori, è indispensabile che il sindacato agisca a più livelli e in maniera concertata con le altre parti sociali e con il Governo, mettendo in atto le più efficaci forme di tutela dell’occupazione, in termini di qualità e stabilità. E’ necessario accompagnare in modo attento e consapevole l’evoluzione di tali processi per garantire livelli stabili di lavoro e salariali, per evitare il dumping contrattuale e per sviluppare un più moderno ed efficace modello di relazioni industriali. Le nuove dinamiche economiche e sociali impongono alla politica italiana una presa di posizione decisa, che la FAISA-CISAL sta sollecitando con forza, ma che tarda a manifestarsi. Le richieste di convocazione avanzate dal Sindacato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per contribuire a regolamentare un mercato dai contorni in divenire attendono risposta.

D. E sul diritto di sciopero, oggetto di un protocollo firmato dal Ministro Toninelli e dal Presidente della Commissione di Garanzia Scioperi?

R. Premettiamo che oggi c’è la necessità di rafforzare la “contrattazione” e non ritenerla una frivolezza o una bizzarria, e che quindi bisogna calarsi nel merito delle controversie cercando di lavorare positivamente sulle cause di insorgenza dei conflitti e non alimentandole. Pur comprendendo le ragioni del Governo, che si è prodigato, con il Protocollo, a dirimere le controversie e bilanciare gli interessi contrapposti in caso di sciopero, e rimanendo critici sulla forzatura della Commissione di Garanzia che con una delibera del Garante degli scioperi ha dato un giro di vite sui periodi di tregua tra un'astensione e l'altra nei trasporti pubblici locali, riteniamo opportuno che il Governo torni a sentite le parti sociali sui grandi temi. E’ quella la sede in cui si comincia a comporre e dirimere.

D. Il primo tema da porre all’ordine del giorno?

R. Senza dubbio la questione delle risorse finanziarie da destinare ai Trasporti. Purtroppo, nelle previsioni di bilancio 2019 si minacciano nuovi tagli ai fondi per TPL e Mobilità, che andrebbero a mortificare ulteriormente il settore, dopo il percorso di riduzione e cristallizzazione del Fondo Nazionale Trasporti già intrapreso da tempo e aspramente criticato anche dalle associazioni datoriali. Oggi le aziende di trasporto si trovano a dover fornire lo stesso servizio del passato, se non addirittura implementato o offerto sperimentalmente a titolo gratuito, finanziato con meno risorse, in una situazione di concorrenzialità che le espone al confronto impari con nuovi modelli imprenditoriali. Una guerra che si vince giocando al ribasso sul costo del lavoro e sulla qualità dei servizi.

D. Un esempio concreto di azione sindacale a tutela dei lavoratori, a fronte del nuovo che avanza?

R. In questa fase più che mai è necessario consolidare uno standard di protezione sociale che permetta di garantire i livelli occupazionali e mantenere i salari a livelli accettabili. L’affidamento attraverso gare del servizio di Trasporto Pubblico Locale, come vuole la normativa europea, se non affrontato congiuntamente e con attenzione potrebbe mettere in pericolo la continuità dell’occupazione dei dipendenti al subentro di una nuova azienda. In questo caso, è compito non solo del sindacato anzitutto rafforzare e rendere esigibile la “clausola sociale”, già prevista a livello legislativo e contrattuale, con una particolare attenzione alle specificità del nuovo mercato.

D. Come pensa, la FAISA-CISAL, di affrontare il problema, che sembra ormai inarrestabile, della violenza contro il personale dei Trasporti?

R. Di concerto con il Ministero dell’Interno e con le Imprese si dovrebbero individuare gli strumenti che ci consentano di difendere gli operatori del trasporto pubblico dagli ormai quotidiani episodi di aggressione ai loro danni, tutelando nel contempo i viaggiatori. Il fatto che gli addetti impiegati a bordo dei treni, degli autobus o all’interno delle stazioni debbano essere vittima di tanta aggressività, solo perché front office di un servizio ai cittadini, non è più tollerabile. Affrontare il nodo sicurezza quindi è indispensabile.

D. Che fine ha fatto la tanto decantata “mobilità sostenibile”?

R. L’esigenza di costruire un sistema di mobilità urbana che, pur consentendo a ciascuno l’esercizio del proprio diritto alla mobilità, non gravi eccessivamente sulla società in termini di inquinamento acustico e atmosferico, o di emissioni di gas serra, rimane prioritaria. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente il trasporto su strada e la climatizzazione causano in Italia oltre 84mila morti all’anno, un triste record europeo. La FAISA-CISAL conferma quindi la necessità di un significativo impegno finanziario che consenta di raggiungere una equilibrata integrazione modale, bilanciando la connessione tra gomma e ferro e colmando il gap infrastrutturale del Paese.

D. Nonostante le tante carenze del settore, il trasporto pubblico italiano resta un mercato in crescita, appetibile anche per aziende straniere. Tutto a spese dei lavoratori?

R. La sfida della FAISA-CISAL è proprio questa, impedire che, grazie al blocco del turn-over e alla rivisitazione della contrattazione di secondo livello, siano i lavoratori a pagare il trend di crescita, registrato da studi recenti, delle aziende di trasporto pubblico italiane. Il pericolo concreto di dumping, originato da un esasperato sistema concorrenziale che anteponga di fatto il contenimento dei costi e il profitto alle garanzie di salute e sicurezza dei lavoratori, è elevato. Per questo motivo, ad esempio, da tempo sollecitiamo un tavolo di confronto con le istituzioni competenti sul servizio “a lunga percorrenza” su gomma, uno dei primi bersagli delle “holding dei trasporti”.

D. Riparte la fase di rinnovo dei Contratti Nazionali? 

R. Avendo le parti datoriali (ASSTRA ed ANAV) espresso chiaramente l’impraticabilità a percorrere il tema dell’unificazione contrattuale in termini negoziali dei CCNL degli autoferrotranvieri e delle attività ferroviarie -  volendo mantenere così una sorta di autonomia contrattuale delle due categorie -, ed essendo già scaduti i rispettivi contratti, riteniamo non si possa più attendere per l’inizio della contrattazione. In tal senso è opportuno chiarire che è nostra intenzione rivendicare con forza la sopravvivenza della contrattazione aziendale, quale elemento peculiarmente diverso da azienda ad azienda, ambito nel quale individuare elementi di efficientamento per le Imprese e adeguate contropartite economiche e normative per il Lavoratori che, con il loro impegno e sacrifici, tali efficientamenti producono.

A cura del Centro Studi CISAL


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