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Anas, una scommessa vincente

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(Italia Oggi, 26 febbraio 2019)

Le nuove strategie a vantaggio di occupazione e mercato. Il Segretario Confederale Massimo Blasi illustra la posizione CISAL rispetto all’evoluzione dell’Ente

Rottamata la fusione con Ferrovie e nominati i nuovi vertici aziendali, Anas si prepara a uscire dalla stagnazione causata dalle scelte dei governi precedenti valorizzando il proprio core business e puntando su un raro patrimonio di specifiche competenze tecniche e manageriali. Attraverso le parole di Massimo Blasi, Segretario Confederale CISAL, analizziamo sinteticamente cause ed effetti del Cambiamento sulla prima stazione appaltante d’Italia.

Domanda: Quali sono le criticità che oggi rischiano di portare l’Anas al collasso?

Risposta: I problemi che, se non affrontati con la massima urgenza, potrebbero compromettere irrimediabilmente l’Azienda sono costituiti sostanzialmente da un modello organizzativo inefficace, da gravi carenze di personale e dall’inadeguatezza delle norme sulla responsabilità dei dipendenti addetti alla cura delle strade. Derivano tutti da scelte operate dalla precedente gestione politica e amministrativa e costituiranno un importante banco di prova per il nuovo Amministratore Delegato, Massimo Simonini.

D.: Qual è la posizione della CISAL rispetto alle problematiche descritte?

R.: Abbiamo già espresso in sede istituzionale la più ampia disponibilità a collaborare con la nuova gestione, condividendo sostanzialmente in materia l’approccio del governo gialloverde.  In particolare, dal punto di vista organizzativo, la CISAL auspica, come sottolineato nel corso di un recente incontro con il Ministro Toninelli, il ripristino dei compartimenti regionali e l’abbandono del modello per macroaree che, introdotto nel 2016 e basato su accorpamenti sovraregionali, non consente di dare risposte rapide ed efficaci ai problemi di gestione che di volta in volta si pongono. Tale modello non ha prodotto, tra l’altro, i significativi risparmi economici in nome dei quali era stato adottato.

D.: Sul fronte dell’occupazione, che tipo di strategie dovrebbe seguire l’Anas?

R.: Considerato anche il fallimento del tentativo di integrazione tra strade e ferrovie, la CISAL si è espressa a favore di un programma di assunzioni che restituisca all’Ente le competenze e le specializzazioni implicate dalla mission aziendale in senso stretto. Negli ultimi anni le politiche assunzionali dell’Azienda sono state carenti e troppo spesso incuranti delle problematiche dell’esercizio che rappresenta, invece, il cuore di Anas. Stimiamo che per un’ottimale gestione di tali attività servano altri 2.000 lavoratori. E parliamo esclusivamente di personale tecnico, cioè cantonieri, operatori specializzati, geometri, ingegneri. La situazione, grave già di per sé, si è ulteriormente inasprita allorché il precedente governo ha deciso di ricondurre alla competenza di Anas migliaia di chilometri di strade prima gestite da Regioni e Province. Questo trasferimento, fatto a costo zero per il sistema delle Autonomie, ha costituito un’operazione occulta di sgravio di costi andata tutta a carico di Anas e dell’Azionista, ovvero il Gruppo Ferrovie dello Stato.

D.: FS, intanto, si è dichiarata disponibile ad effettuare l’assunzione di alcune centinaia di addetti.

R.: Un numero purtroppo insufficiente rispetto all’emergenza in atto e che potrebbe rivelarsi ancora più inadeguato se si considerano eventuali pensionamenti, non preventivati, derivanti dall’introduzione nel sistema previdenziale della “Quota 100”.

D.: E per quanto concerne la sostanziale inadeguatezza della normativa che disciplina la regolamentazione dell’esercizio in Anas?

R.: I lavoratori dell’Azienda sono esposti ad un regime di responsabilità oggettivamente gravoso e comunque ingiusto, che non ha eguali in nessun altro ambito lavorativo italiano. Il regolamento di Anas, che prevede siano gli operatori di esercizio a doversi fare carico degli eventi che comportano addebiti penali e civili, deriva da un DPR del 1981 che, concepito quando l’Ente era sostanzialmente una pubblica amministrazione, risulta oggi inaccettabile.

D.: In conclusione, la CISAL cosa vede nel futuro di Anas?

R.: Riteniamo che Anas sia un’azienda strategica per il nostro sistema infrastrutturale e che come tale vada valorizzata e rafforzata.  Preso atto che il Ministro Toninelli ha dichiarato di voler rivedere la fusione per incorporazione in Ferrovie dello Stato, auspichiamo che l’Ente diventi totalmente autonomo, in grado di sviluppare in proprio le strategie aziendali e i piani industriali, e che venga dotato delle risorse finanziarie necessarie ad attuarli. In particolare, siamo convinti che ANAS possa avere un futuro nel settore delle concessioni e che debba essere messa in condizione di partecipare alla gestione delle autostrade a pagamento, settore nel quale potrebbe reperire risorse da riversare nella cura e nella manutenzione dell’intera rete viaria italiana a vantaggio di tutti noi e del rilancio del Paese.

 

A cura del Centro Studi CISAL


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