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Sciopero selvaggio, niente legge. La soluzione è la democrazia sindacale, torniamo alla Costituzione!

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Le lamentele, pur legittime, levate da più parti contro lo sciopero della scorsa settimana, hanno innescato deduzioni non condivisibili in merito agli strumenti con cui arginare siffatti episodi, in cui agitazioni proclamate da piccole sigle sindacali riescono a mettere in ginocchio il Paese. E’ quanto afferma il Segretario della CISAL, Francesco Cavallaro, all'indomani della scia di polemiche che hanno seguito.

Suonano inopportune, in particolare, le doglianze per una presunta mancata azione di governo volta alla regolamentazione del diritto di sciopero. Istituto che in Italia è disciplinato da uno degli impianti legislativi più rigidi d’Europa, sul cui rispetto vigila tra l’altro, in termini preventivi, una apposita Commissione di Garanzia.  Affrontare la tematica di un nuovo intervento legislativo in merito, costituisce una surreale semplificazione del problema ed è destinato a distrarre da quella che ha rappresentato sì una grave mancanza in tema sindacale dei vari governi che si sono succeduti, ma che sta a monte di qualunque legge tampone o provvedimento d’urgenza si possa invocare: la mancata attuazione dell’articolo 39 della Costituzione, che stabilisce regole tanto semplici quanto chiare in merito alla rappresentanza dei lavoratori, disegnando per il Paese un sistema sindacale democratico esattamente all’opposto del sindacato unico di sapore totalitario recentemente evocato dai vertici delle istituzioni. Proprio la mancata attuazione del dettato costituzionale, che il legislatore ordinario sta perpetrando da settant’anni con la complicità dei sindacati non autonomi, e non la carenza di disciplina legislativa, è all’origine delle molteplici, odierne degenerazioni che si ripercuotono con effetti devastanti sul mondo del lavoro e delle relazioni sindacali. L’unica soluzione per non compromettere ulteriormente le prerogative costituzionali previste da una parte per i lavoratori, dall’altra per i cittadini, sta nell’attuazione della democrazia sindacale, afferma il Segretario Cavallaro, e implica la rivendicazione della piena autonomia politica e partitica del Sindacato, unitamente alla piena responsabilità del suo ruolo di rappresentanza di interessi collettivi. Per raggiungere tale obiettivo è necessario attuare proprio quell’articolo 39 della Costituzione che consentirebbe di chiarire una volta per tutte “chi contratta, per chi e come” nel solo interesse dei lavoratori, facendo piazza pulita delle complicate soluzioni equilibristiche destinate a consolidare il legame tra politica e sindacati. Per comprendere portata e finalità del dettato costituzionale, non è necessario ricorrere a interpretazioni ardite, ma è sufficiente attenersi alla lettera della norma. Lapidario e incisivo il primo comma: “L’organizzazione sindacale è libera”. “Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge. E’ condizione per la registrazione che gli Statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica”, precisa il comma successivo. Perché la registrazione? La ratio della norma è triplice. Anzitutto, essa mira a garantire che sia soddisfatta la condizione di un ordinamento statutario a base democratica. In secondo luogo, l’articolo 39 collega alla registrazione l’acquisizione della personalità giuridica, quale requisito indispensabile per poter stipulare contratti collettivi con efficacia erga omnes. Il che non esclude, peraltro, in forza del primo comma, l’esistenza di sindacati non registrati, la cui attività, a causa della forma giuridica corrispondente alla mera associazione di fatto, non comprende la possibilità di stipula dei contratti. La conferma viene dal comma successivo, che precisa che “i sindacati registrati possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce”. Arriviamo così al terzo motivo alla base della registrazione: i sindacati registrati - e solo essi - possono, “rappresentati unitariamente in funzione dei propri iscritti”, stipulare contratti con efficacia erga omnes. L’articolo 39 della Costituzione, continua Cavallaro, è formulato con tale chiarezza che la sua attuazione consentirebbe di cancellare in un colpo solo ogni forma discriminatoria ad excludendum e le disposizioni ivi contenute sono in grado di porre fine in termini definitivi a tante anomalie della situazione italiana. In sintesi la disciplina costituzionale, una volta attuata, consentirebbe a tutte le organizzazioni sindacali registrate di “contrattare” con la parte datoriale, naturalmente concorrendo alla stipula dell’accordo con una capacita negoziale esattamente proporzionata al numero dei propri iscritti, tanti o pochi che siano, e cioè indipendentemente dal peso della loro consistenza rappresentativa. La strada maestra invocata da più parti perché il sistema delle relazioni industriali si riappropri della disciplina dei rapporti di lavoro per mezzo della contrattazione a tutti i livelli, dunque, già esiste. E non si tratta di una nuova legge, come sostiene chi lega uno sviluppo contrattuale di questo genere all’introduzione di una norma regolatoria del settore. Si tratta di dare attuazione ad una disposizione costituzionale prevista illo tempore, perfettamente in grado di garantire l’esclusività in azienda della rappresentanza sindacale elettiva. La CISAL, precisa il Segretario Generale, trova condivisibili le lamentele anche recentemente espresse in merito alla crescente invadenza del legislatore nel sistema delle relazioni industriali, come pure le critiche mosse alla volatilità delle leggi via via emanate in materia di lavoro. Tuttavia rivendica con forza le ragioni della battaglia pluridecennale condotta dalla Confederazione per l’attuazione dell’articolo 39 come soluzione univoca e democratica del problema. Quella strada fu tracciata settant’anni fa ed è tuttora ostacolata da logiche diverse ed incompatibili con l’esigenza di garantire gli effetti di una corretta rappresentanza ai lavoratori. Complice l’attuale, perdurante carenza di democrazia sindacale, non possiamo dunque stupirci che il Paese possa essere attraversato da iniziative sindacali proclamate da sigle minori, impegnate nella lotta per conseguire l’ambita “maggiore rappresentatività” e che talvolta per raggiungere il proprio obiettivo cercano, anche con soluzioni estreme, di catalizzare il malcontento dei lavoratori. Sigle la cui esistenza è condizionata da un sistema imperniato su comportamenti omissivi mirati a mantenere uno status quo funzionale esclusivamente a logiche di potere. Se è vero che “quel che si trova nell'effetto era già nella causa”, è evidente che soltanto una ricerca intellettualmente onesta delle cause possa condurre all’analisi costruttiva del problema e all’individuazione delle possibili soluzioni. Meglio sarebbe dunque auspicare che anche l’annoso e delicato problema dello sciopero selvaggio venga affrontato cercando una soluzione equilibrata nel quadro di una generale ed effettiva democrazia sindacale. Per fermare la fuga dei lavoratori italiani dall’attuale sistema di relazioni industriali che diviene ogni giorno più fragile non resta che ripartire dal quadro disegnato nella nostra Carta fondamentale. Lo slogan per proporre la cura del disordine che sta avanzando dovrebbe dunque essere: torniamo alla Costituzione!

 

 

 


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