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Il Decreto “concretezza” e gli interventi sulla Pubblica Amministrazione

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Dal decreto legislativo 29 del 1993 sono trascorsi 25 anni di continui rimaneggiamenti, interventi, integrazioni, modifiche, revisioni e quant’altro. Eravamo critici nel 93 e la lunga teoria di successivi interventi non ci ha fatto cambiare idea.

La Pubblica Amministrazione sembra essere il malato per definizione al cui capezzale si sono alternati tanti medici con tante ricette ma l’insistenza stessa delle varie prescrizioni ne attesta la poca efficacia delle pretese cure.

Il ddl “concretezza” predisposto dall’attuale Ministro per la Funzione Pubblica, almeno ha il merito di affrontare delle questioni che erano diventate davvero intollerabili, come il problema delle assunzioni e delle risorse economiche relative al salario accessorio.

L’introduzione di sistemi di identificazione biometrica, non risolve il problema dell’assenteismo, al massimo lo può limitare ma non risolvere. La disposizione contenuta nel secondo comma del secondo articolo è sicuramente un utile memento, ma è singolare ritrovarlo in un decreto, e ciò per ovvi motivi che è inutile illustrare in questa sede, ma che comunque devono essere affrontati e non possono essere risolti con tale disposizione.

Per quanto concerne le misure per accelerare le assunzioni mirate e il ricambio generazionale nella pubblica amministrazione, riteniamo doveroso sottolineare che l’abitudine che si sta instaurando nelle poche pubbliche amministrazioni che sono riuscite a bandirli,  di effettuare sovente concorsi con la richiesta di titoli di studio come il diploma di laurea magistrale e qualificazioni ulteriori, trova una sorta di “sponda” nella elencazione riportata nel DDL delle elevate figure con elevata professionalità per specifiche funzioni.

Non si eccepisce sulla necessità di assicurare alla P.A. tutte le elevate professionalità necessarie, ma si sottolinea, ad esempio,  che i processi ed i procedimenti amministrativi hanno comunque la necessità di essere innanzitutto ”svolti” e non solo di essere semplificati. 

Da ciò nasce una preoccupazione, ovvero che tali indirizzi, soprattutto in presenza della possibilità di massicce assunzioni volte a ripianare, almeno in parte, il calo del personale in servizio, porti ad un eccessivo sbilanciamento verso le assunzioni di personale in possesso di diploma di laurea magistrale, anche per ridurre il numero dei partecipanti ai concorsi. Nuovo personale che poi sarà inserito negli organici in modelli ordinamentali che sono stati costruiti negli anni e che sono ampiamente finanziati dalle risorse economiche della contrattazione integrativa. Quindi occorre su questo aspetto una accorta riflessione, soprattutto da parte del maggiore datore di lavoro  quale è la Pubblica Amministrazione, considerato anche che è tutto da costruire il dibattito sulla struttura contrattuale dell’ordinamento professionale.

Parimenti riteniamo necessaria una riflessione appunto sulla visione della “Pubblica Amministrazione” che non può essere considerata, così come è stato fatto erroneamente come un unico soggetto, nonostante la sua  enorme articolazione, con uniche caratteristiche, capacità, necessità e funzioni. Così come riteniamo un errore grossolano l’obbligo di ridurre i comparti e le aree di contrattazione a quattro, al quale ci si è dovuti piegare per poter dar via ai contratti, ma che è figlio di una visione non realistica della pubblica amministrazione, e sulla quale occorre una riflessione e l’adozione di provvedimenti idonei.

  

Davide Velardi
Segretario Confederale CISAL


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