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Proposte concrete ai lavoratori, necessarie riforma fiscale ed equità previdenziale

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(Italia Oggi, 27 febbraio 2018)

A meno di una settimana dalle elezioni, nel pieno della campagna elettorale, i programmi dei vari partiti si rincorrono rilanciando proposte e suggestioni con riflessi importanti sul mondo del lavoro. Approfondiamo con il Segretario Generale della CISAL, Francesco Cavallaro, le aspettative che la storica organizzazione autonoma, presente nel CNEL, nutre nei confronti del prossimo Governo.

D. Segretario, come si pone la CISAL rispetto alle imminenti elezioni?

R. Ieri come oggi la CISAL osserva con attenzione estrema il mondo della politica, ma, forte della propria storica autonomia dai partiti, non subisce tentazioni che la portino a sostenere o osteggiare uno degli schieramenti in campo. Scelta che peraltro non troveremmo intellettualmente onesta, essendo necessariamente legata a promesse elettorali e non ad azioni concrete a favore del Lavoro e dei Lavoratori. Pochi mesi fa abbiamo festeggiato i sessant’anni. Sessant’anni senza padroni. Un percorso che non ammette eccezioni. Ciò non significa che la CISAL non riconosca, tra le varie proposte avanzate dalla politica, ipotesi vicine alle proprie battaglie. Ma il parametro di scelta non è la fonte, quanto piuttosto l’oggetto e l’ambito di azione.

D. Cosa si aspetta la CISAL dal prossimo Governo?

R. Confidiamo vi siano finalmente, nella prossima legislatura, sensibilità e volontà politiche in grado di recepire il contributo proveniente dalle parti sociali per dare adeguata risposta a quei bisogni. Da 60 anni affrontiamo le tematiche più importanti dello scenario economico e sociale maturando, condividendo, formalizzando un patrimonio di idee libere, svincolate dalle logiche partitiche e tradotte in proposte concrete. Ma le scelte fatte dai Governi che si sono finora succeduti, purtroppo, sono risultate inefficaci rispetto ai bisogni reali del Paese in generale e dei Lavoratori in particolare, soprattutto perché parziali e non organiche, oltre che quasi sempre rimaste inattuate.

D. Da dove pensa debba cominciare l’azione della prossima legislatura, per contribuire a risollevare le sorti del Paese?

R. Le urgenze sono tante. Vanno proprio per questo affrontate con coraggio ed inserite in un piano organico che ne rispetti responsabilmente le priorità. Per la CISAL, il problema principale resta la necessità di elaborare una radicale riforma del sistema fiscale. Con un debito pubblico al 133% del PIL, infatti, l’Italia non può permettersi un’evasione che supera i 120 miliardi annui. Occorre, quindi, che tutti coloro che sono tenuti a pagare le tasse lo facciano, anche per riuscire a ridurre una pressione fiscale davvero asfissiante. In merito, come CISAL, abbiamo proposto da tempo al Governo l’introduzione strutturale nel sistema fiscale del contrasto di interessi, in modo che il cittadino acquisisca la funzione di primo garante della legalità. Funzione da premiare con la possibilità di dedurre/detrarre dall’imponibile, in tutto o in parte, le spese sostenute. La proposta è restata finora senza riscontro, anche se il problema della riforma fiscale viene periodicamente rispolverato, magari solo per attirare consensi!

D. Altro ambito caro alla CISAL è quello previdenziale. Segretario, sposate le proposte avanzate da chi intende cancellare o modificare la Legge Fornero?

R Negli ultimi anni abbiamo ripetutamente affermato che c’è bisogno di drastici interventi sulla legge Fornero. Che qualcuno lo sostenga oggi, non può che trovarci d’accordo, ma vorremmo vi fosse maggiore chiarezza in merito agli obiettivi. L’accesso alla pensione in età avanzata contraddice il buon senso, oltre che interferire pesantemente sulla produttività. Vorremmo che si riconoscesse che il metodo di calcolo contributivo in un sistema di finanziamento a ripartizione (e non a capitalizzazione), è quanto meno anomalo e richiede comunque strumenti correttivi di maggiore equilibrio. Vorremmo si ragionasse con obiettività sulle cause del mancato decollo della previdenza complementare nel nostro Paese, specie nel settore pubblico, peraltro recentemente mortificato da un contratto minimalista dopo dieci anni di blocco imposto per legge. Così come vorremmo che si affrontasse seriamente il problema “a monte” dell’inadeguatezza dei salari italiani rispetto agli standard europei.

D. L’Italia è peraltro accusata anche di una spesa previdenziale molto elevata rispetto al PIL e alla media UE.

R. Sarebbe come dire che se il PIL scende, si devono tagliare ulteriormente le pensioni. E che se il PIL sale si devono aumentare. Sembra un alibi per evitare una seria discussione che faccia, invece, definitiva chiarezza sulla reale spesa previdenziale nel nostro Paese. E’ impensabile addossare ulteriori oneri sul “salario  differito“ dei lavoratori, che per tutta la vita lavorativa, oltre a non aver mai evaso le tasse, hanno versato i contributi previsti. E’ assurdo che debbano continuare a sentirsi ostaggio di un sistema che di volta in volta, peraltro, cambia le regole.

D. Quindi interventi sul fronte Previdenziale non sono meno urgenti di quelli in ambito fiscale.

R. Esatto. L’idea di anziani forzatamente al lavoro e giovani privi di occupazione è grottesca. Sino ad ora, purtroppo, gli interventi sul sistema previdenziale hanno avuto come scopo principale, se non esclusivo, quello di fare cassa. Peraltro continuando a confondere previdenza e assistenza e ponendo il costo di quest’ultima prevalentemente a carico dei lavoratori e dei loro contributi, anziché, come prescrive la stessa Costituzione, a carico della fiscalità generale. E ciò, senza tener conto che i lavoratori sono già stati pesantemente penalizzati dalla introduzione del sistema di calcolo contributivo.

D. L’APE volontaria può considerarsi uno strumento utile per godere di pensione anticipata?

R. Per l’accesso anticipato alla pensione, di entità ovviamente ridotta rispetto a quando previsto, il lavoratore contrae un debito con una banca che durerà, probabilmente, tutta la vita. Certo, c’è l’aiuto dello Stato sul tasso di interesse e sull’ammontare dell’assicurazione, ma sostanzialmente rimane un prestito che lo Stato garantisce coprendosi con la pensione dell’interessato. Difficile considerarla una soluzione efficace, dopo decenni di lavoro e di versamenti contributivi.

D. Certo, le sue riflessioni non inducono all’ottimismo.

R. Più che di ottimismo, parlerei di realismo, di cui in fase pre-elettorale è ancora più importante armarsi. Dobbiamo impegnarci tutti e a tutti i livelli, con assoluto senso di responsabilità, per risollevare le sorti del Paese, al di là della demagogia. Ammettere un lieve incremento dell’occupazione non significa non vedere che la maggior parte dei nuovi occupati è costituita da lavoratori ultracinquantenni e che sono preponderanti i contratti a tempo determinato. Questi sono i fronti concreti su cui è necessario intervenire urgentemente. La verità è che manca il Lavoro. Mancano le spinte a realizzare investimenti, manca la partecipazione, pur costituzionalmente prevista, dei lavoratori alla gestione dell’azienda. Con la conseguenza che resta sostanzialmente invariato e del tutto squilibrato il rapporto capitale/lavoro. Nessuno nega i pur modesti risultati finora ottenuti, ma è necessario riesaminare gli strumenti adottati tenendo conto delle persistenti diseguaglianze legate al genere, all’età, alla localizzazione geografica. Il PIL pro capite, come la spesa pro capite, riflettono gravi disparità tra le varie aree del Paese. E, come sempre, il Mezzogiorno è in coda alla classifica. In una siffatta situazione, solo attraverso provvedimenti concreti e mirati, che riducano quanto più possibile diseguaglianze e senso di precarietà, si può pensare con la necessaria dose di fiducia ad un futuro di ripresa del Paese, diffusa ed organica.


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