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Primo maggio, pari dignità a lavoro e capitale

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(Italia Oggi, 1 maggio 2018)

Ancora una volta la CISAL sceglie di celebrare il primo maggio in una città del Mezzogiorno, triste emblema di disoccupazione, sfruttamento e scarsa sicurezza sul Lavoro in un’Italia che nel complesso fatica a riprendersi dalla crisi. Da Reggio Calabria la Confederazione offre il proprio contributo al confronto sull’occupazione indetto dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana, di cui il Segretario Cavallaro è Consigliere Nazionale. Obiettivo, trovare soluzioni concrete e condivise che restituiscano al Lavoro il ruolo primario a esso riservato dalla Costituzione.  

D. Segretario, I più recenti dati ISTAT hanno registrato nell’ultimo trimestre un leggero aumento dell’occupazione nel Nord e Centro Italia, ma una situazione ancora stagnante nel Mezzogiorno. Celebrare il primo maggio in un Sud che continua a incarnare la gravissima crisi dell’occupazione, non ha forse un gusto amaro?

R. Per la CISAL, aderire alla manifestazione FNSI di Reggio Calabria significa schierarsi in prima linea per condividere misure concrete a favore del Lavoro e testimoniare la presenza della Confederazione, a fianco delle principali forze politiche e sociali, proprio laddove le problematiche occupazionali sono più pesanti. ”L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”, recita la nostra Costituzione all’articolo uno. Oltre a sancire la forma di Stato scelta dagli italiani con il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, la Carta Costituzionale si apre enunciando il valore fondante del lavoro per la nostra Repubblica. Non è un caso. Al di là di tutte le controverse interpretazioni dell’articolo in questione - complice la sua genesi di compromesso tra cultura marxista, cattolica e liberale - resta indiscutibile il ruolo centrale assegnato al fattore lavoro dai Padri Costituenti. 

D. Un ruolo che le attuali condizioni socio economiche, foriere di incertezza e precarietà, rendono invece assolutamente subalterno.

R. Il quadro di insieme che abbiamo davanti agli occhi, purtroppo, non è consolante. Basti pensare, oltre alla disoccupazione, alla persistente frattura tra sviluppo e occupazione; allo stato della nostra finanza pubblica e della nostra economia; alle tante riforme, in primis welfare e politiche attive, mai completamente realizzate; alle tante scadenze poste dall’Unione Europea e alle interminabili misure di risanamento (leggasi fiscal compact e debito pubblico) che concorrono non poco alla esplosione di vecchi conflitti e di nuove contraddizioni sociali. Guardando indietro, ci dovremmo peraltro chiedere se nei settant’anni di vita democratica si sia operato, in campo politico, economico, sociale e perché no, sindacale, in modo tale da garantire al lavoro quel ruolo primario a esso solennemente riservato dalla Costituzione.

D. Come invertire tale drammatica tendenza al ribasso del fattore Lavoro?

R. Ebbene, con l’ottimismo della ragione, la CISAL continua a sostenere che sia ancora possibile costruire una vera “offerta di futuro”, partendo proprio dal Sud e dalla ricorrenza dell’ennesima “amara” Festa del Lavoro. Mi riferisco, dice Cavallaro, al modello di partecipazione tracciato dai Padri Costituenti, in particolare al Titolo III dedicato ai rapporti economici (articoli dal 35 al 47) -, colpevolmente dimenticato dal legislatore ordinario. Bisogna affrontare e risolvere a monte lo storico conflitto tra capitale e lavoro. E’ necessario rimuovere il macigno ideologico che ancora ostacola un percorso, sia pure graduale, verso la piena liberazione del lavoro e dei lavoratori e la loro altrettanto piena partecipazione alle scelte e allo sviluppo dell’economia reale del Paese. Si tratta, in definitiva, di colmare il deficit di democrazia economica inserendo, cioè, a pieno titolo il lavoro tra i massimi protagonisti del processo economico produttivo e gestionale. Tutto questo, secondo la CISAL, passa attraverso il riconoscimento effettivo del lavoro quale componente primaria, inscindibile e perciò stesso paritaria, rispetto al capitale.

D. Quindi è necessario anzitutto restituire a lavoro e capitale il ruolo di attori ugualmente essenziali nella produzione di ricchezza.

R. Esatto. Lavoratori e imprenditori devono essere entrambi titolari iure proprio della gestione combinata delle rispettive potenzialità produttive e allo stesso tempo devono farsi garanti della ricchezza prodotta,  da distribuire in termini quanto più possibile equi e comunque sempre a seguito di contrattazione finalizzata al massimo benessere collettivo e sociale.

D. Una visione, questa, certamente non nuova, ma finora “culturalmente” poco praticata.

R. Anzi, disdegnata da quanti hanno nel tempo preferito, in buona o in mala fede, costruire intorno ai lavoratori la corazza della “classe” finendo forse, anche inconsapevolmente, per condannarli a uno status di minorità per tabulas e quindi a una sorta di “incultura” peraltro alimentata dall’ingannevole linfa di una preconcetta conflittualità permanente.

D. Dunque, la definizione di un percorso che consenta la effettiva collaborazione del lavoratore alla gestione dell’impresa passa attraverso l’applicazione dell’articolo 46 della Costituzione e attraverso la ridefinizione del rapporto tra capitale e lavoro nei termini paritari descritti.

R. E non solo. Se riflettessimo sul nesso che lega democrazia economica e democrazia sindacale, potremmo anche intuire l’enorme contributo che in un contesto di vera “alleanza tra pari”, l’attuazione anche dell’articolo 39 della Costituzione potrebbe dare al Paese in tema di “dialogo sociale”. Sul fronte, cioè, della legittima attività di rappresentanza degli interessi collettivi dei lavoratori da parte del Sindacato. La CISAL non teme di misurarsi sul campo della rappresentatività, così come dimostrato in questi giorni con la tornata elettorale delle RSU nel Pubblico Impiego. La Confederazione, nata nel lontano 1957, è maggiormente rappresentativa sia nel settore pubblico, sia in quello privato - in virtù di tale rappresentatività è componente del CNEL -, ed è agente contrattuale, con le proprie federazioni, in numerose categorie. Ma il problema che poniamo è un problema di fondo.

D. In termini sindacali, di cosa ha bisogno, oggi, il mondo del Lavoro?

R. Oggi e sempre, tenendo fermo l’obiettivo di crescita dell’occupazione, la CISAL ritiene fondamentale esercitare il ruolo di reale, effettiva e concreta rappresentanza dei lavoratori nell’ambito della fisiologica dinamica contrattuale, mantenendo una funzione di stimolo, sostegno e incentivo ad assumere piena consapevolezza di un ruolo paritario (e non subalterno, di parte condannata ad essere per definizione “più debole”) rispetto all’altra parte contraente. La Confederazione persegue il modello di un sindacato che contratti, certamente, ma avendo il diritto di analizzare, esaminare, approfondire (in una parola partecipare), per confrontarsi alla pari e produrre accordi realmente condivisi; un sindacato in grado di valorizzare la contrattazione cosiddetta integrativa, di prossimità o di territorio, sul presupposto che nei luoghi di lavoro - dove nascono, crescono e si manifestano i bisogni – l’incontro di volontà tra le parti rappresenti il modo migliore per la soluzione dei problemi.

D. Purtroppo, la realtà che ci circonda è molto diversa da quella che dovrebbe assicurare pari dignità e serenità al lavoro e ai lavoratori.

R. Mai arrendersi. Il messaggio che oggi indirizziamo ai lavoratori Italiani, è continuare a lottare per dare attuazione al dettato costituzionale e in particolare agli articoli 46 e 39. Il primo, per assicurare la propria partecipazione alla gestione delle imprese, il cui presupposto risiede nell’effettiva pari dignità tra contraenti e cioè tra “capitale lavoro” e capitale economico; il secondo, per garantire la democrazia sindacale, cioè il rispetto della volontà decisionale degli associati, espressa dalla rappresentanza unitaria proporzionale al numero di iscritti a sindacati registrati e in quanto tali abilitati a stipulare contratti collettivi erga omnes.

La CISAL crede che a settant’anni dall’entrata in vigore della Costituzione, realizzare i suddetti obiettivi rappresenti il passaggio obbligato per garantire la effettiva centralità del lavoro e per consentire quindi di impostare e sviluppare una strategia di equità sociale e di crescita economica.

 


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