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L'energia cerca nuovi equilibri. Per la CISAL, le liberalizzazioni agevolano le aziende più che gli utenti

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(Italia Oggi, 30 ottobre 2018) 

Il mercato dell’energia in Italia sta attraversando un momento delicato, che implica la necessità di modifiche sostanziali nelle modalità operative delle utility per rispondere ai nuovi bisogni dei consumatori e per creare un sistema competitivo trasparente, che avvantaggi lavoratori e utenti. Approfondiamo l’argomento con Alessandro Rossi, Vice Segretario Generale della CISAL FederEnergia, firmataria dei contratti collettivi nazionali dei settori elettrico e gas-acqua.

 

D.: Che tipo di mercato rappresenta, l’Italia, per le aziende del settore elettrico e gas-acqua?

R.: Gli operatori del settore da tempo considerano il nostro paese un “mercato maturo”. Espressione che indica un’area “geopolitica” non più conveniente per investimenti industriali. In particolare, per il settore elettrico, tale valutazione discende dalla più generale crisi della produzione industriale. Ove l’industria arranca, la richiesta di energia elettrica si stabilizza o addirittura diminuisce, con la conseguenza di rendere poco appetibili nuovi investimenti. Ne deriva che il settore energetico è quello che maggiormente funge da cartina di tornasole sullo stato di salute e sulle potenzialità di sviluppo del sistema industriale.

D.: Il timido aumento della domanda di energia elettrica, che nei primi sette mesi di quest’anno ha registrato una variazione dello 0,4%, può essere indicativo di una seppur lenta ripresa?

R.: Purtroppo, tale valore non è sufficiente a modificare i trend, che restano pressoché stazionari. Con la conferma, peraltro, della preoccupante cronicità di un paese a due velocità. Infatti, pur trascurando il canonico periodo feriale di agosto, durante il quale molte aziende chiudono, prendendo a riferimento i dati consolidati di luglio, al Sud la variazione è stata addirittura negativa (meno 0,9%).

D.: Quali i punti critici su cui intervenire?

R.: Uno per tutti - e non sono pochi -, di grande impatto soprattutto per le tasche dei cittadini, riguarda il settore del mercato acquedottistico e in particolare la polemica con le imprese sulla remunerazione degli investimenti. Di fatto, cioè, si vuole limitare l’esposizione al rischio d’impresa, addossando sugli utenti anche gli interessi che le aziende concessionarie pagano sugli investimenti operati. Si tratta di una pratica diffusa in tutti i settori ove operano concessionari di servizi pubblici, con la quale si pretende di “socializzare” i costi di impresa e di privatizzare i profitti! Resta grave, inoltre, il fatto che la nostra rete idrica sia ancora obsoleta, con enormi perdite di acqua potabile, che, in alcune zone, superano il 50%, così come è grave che rispetto a una tale cronica situazione manchino ancora piani di investimento organici e soprattutto operativi, per il completo rinnovo delle reti idriche.

D.: Il 2020 dovrebbe vedere il definitivo abbandono del cosiddetto mercato elettrico tutelato. Qual è la posizione della CISAL al riguardo?

R.: Premesso che la CISAL FederEnergia ha sempre espresso parere contrario alla completa liberalizzazione del mercato dell’energia, è opportuno chiarire alcuni aspetti distintivi che caratterizzano questo segmento commerciale. Il mercato elettrico, cioè l’offerta di contratti per la fornitura di energia da parte delle aziende produttrici per mezzo di società terze, ancorché appartenenti allo stesso gruppo industriale, si suddivide in due distinti segmenti, mercato libero e mercato vincolato. Con i contratti sul mercato libero, ogni società di vendita propone una serie di clausole e un ventaglio di offerte nel cui ambito è estremamente difficile districarsi. Offerte spesso abbinate alla fornitura di gas e talvolta anche comprensive del vincolo di permanenza per un determinato periodo con la stessa tipologia di fornitura. Operando sul mercato libero, peraltro, le varie aziende non sono sottoposte ad alcun vincolo di formulazione dell’offerta né di calibrazione dei consumi, circostanza questa che nel recente passato ha determinato, nella logica aziendalistica, il proliferare di pratiche commerciali scorrette, come ad esempio l’offerta del prezzo dell’energia al netto, ovvero scorporata degli oneri di vettoriamento e di gestione.

Invece, nell’ambito del mercato di maggior tutela (vincolato), le aziende, oltre a garantire la fornitura dell’energia al costo indicato dall’Autorità per l’Energia Elettrica e Gas (AEEG) ed a sollevare, quindi, da subito le famiglie dal gravoso onere di doversi districare tra le molteplici tipologie di offerte, devono rispettare anche un calmiere, o meglio un limite implicito all’aumento indiscriminato dei prezzi. Calmiere che, nel mercato libero, le aziende preposte a forniture non regolamentate dall’autorità non sarebbero tenute a rispettare.

D.: Dunque la scelta del mercato libero avvantaggia più le aziende che gli utenti.

R.: La liberalizzazione completa del mercato elettrico è un obiettivo perseguito quasi spasmodicamente dalle utility. Esemplificativa in tal senso la reazione di una tra le maggiori società del settore, alla notizia della decisione governativa di posticipare al luglio del 2020 la definitiva chiusura del mercato vincolato. Con una scelta che si potrebbe definire quanto meno stizzosa, l’azienda ha immediatamente comunicato di voler vendere a privati i propri punti commerciali sul territorio. Decisione in seguito ritrattata in parte, ma che si aggiunge all’indirizzo aziendale di limitare ai soli canali internet e telefonici l’assistenza da fornire ai cittadini con contratto vincolato.

D.: Nonostante tale deprecabile decisione, quindi, la CISAL ha confermato l’importanza del ruolo del mercato vincolato e dell’AEEG.

R.: Non solo. La CISAL FederEnergia ha anche chiesto al Governo di rivedere i termini di chiusura del mercato vincolato, differendoli ulteriormente, almeno sino a quando non verrà creato un complesso normativo alternativo all’attuale, che offra adeguate garanzie contro aumenti indiscriminati di prezzo e contro una “giungla” commerciale che, inevitabilmente, finirà per penalizzare proprio gli utenti socialmente più deboli, che avrebbero non poche difficoltà a districarsi in un mercato esclusivamente privatizzato e gestito prevalentemente con operatori telefonici.

D.: A breve si dovrebbero rinnovare i contratti nei vostri settori, quali le previsioni?

R.: Le prospettive non sono buone. Purtroppo c’è il fondato timore che il rinnovo possa subire un consistente quanto immotivato ritardo, magari grazie al ricorso alla integrazione della vacanza contrattuale con un “una tantum” insignificante. O magari senza neppure quello. Nel merito della vertenza contrattuale, è verosimile, peraltro, che le associazioni datoriali siano orientate a comprimere alcune clausole di garanzia - come l’assegno di garanzia per i turnisti -, a rendere più “flessibile” la reperibilità e a limitare gli indennizzi per i trasferimenti forzosi. Il tutto, peraltro, a fronte di un aumento retributivo stimabile in poco più di cento euro spalmati sino al 2021. La CISAL non ritiene che possano essere queste le basi per un accordo di rinnovo contrattuale che si possa definire decoroso, o dal profilo innovativo, per i lavoratori delle categorie interessate.

 

A cura del Centro Studi CISAL


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