Rdc e quota 100, effetti positivi

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(Italia Oggi, 28 maggio 2019) - Intervista al Segretario CISAL Francesco Cavallaro

 

Domanda: Segretario, lei ha in diverse occasioni ribadito l’apprezzamento della CISAL sui provvedimenti legislativi del governo quali reddito di cittadinanza e quota 100. Ora che questi provvedimenti sono operativi e stanno producendo i primi effetti, conferma il giudizio sostanzialmente positivo?

Risposta: “Certamente, si trattava di interventi necessari. Non è concepibile che qualcuno pensi ancora sia possibile favorire il turnover e immettere giovani nel mercato del lavoro senza rimaneggiare la riforma Fornero, porre rimedio agli scompensi che ha generato e far decollare finalmente la ripresa del Paese. Anche il reddito di cittadinanza – che è destinato a diventare uno strumento di avviamento al lavoro – non si può negare abbia avuto un impatto positivo sui cittadini interessati e sulla qualità delle loro vite, determinando l’aumento dei consumi e favorendo l’avvio di un circolo produttivo virtuoso. Ciò porta beneficio all’intero sistema economico.”

 

D.: Eppure c’è chi contesta duramente questi provvedimenti. Come lo spiega?

R.: “Le contestazioni sono legittime e tutto sommato utili in certa misura poiché danno adito al dibattito che è espressione del libero pensiero in un libero Paese, rientrano nelle logiche della lotta politica e delle diverse visioni della società. Centinaia di migliaia di cittadini raggiunti dal reddito di cittadinanza, oggi hanno qualcosa che prima non avevano e che spesso consente loro di sfamare i propri figli o pagare le bollette. Questo è un fatto. Lo stesso vale per la quota 100, grazie alla quale tanti anziani lavoratori potranno vedersi riconoscere il diritto ad una pensione pagata versando ben 38 anni di contributi con duri sacrifici. Anche questo è un dato che non possiamo ignorare.”

 

D.: Rispetto alla platea dei soggetti interessati ai due diversi provvedimenti, sembra che il numero delle domande sia al momento largamente inferiore alle previsioni. Da cosa può dipendere?

R.: “Se tale andamento dovesse essere confermato, ci troveremmo di fronte ad un segnale positivo che potremmo tradurre in una opportunità ulteriore per i cittadini. La non corrispondenza tra numeri pronosticati e numeri prodotti è determinata, in questo caso, dalle normative stesse che prevedono ovvie restrizioni atte a limitare la spesa pubblica, motivo per il quale non tutti hanno accesso alle prestazioni. Ciò è valido sia per reddito di cittadinanza che per quota 100. Auspichiamo si tratti dei primi passi verso il consolidamento delle misure che reintroducono di fatto la pensione di anzianità e rendono strutturale il reddito di cittadinanza.”

 

D.: Dunque per la CISAL gli effetti di tali provvedimenti saranno positivi?

R.: Gli effetti positivi ci sono e ci saranno, nonostante i contestatori. Ricordiamo i famosi 80 euro di sgravio fiscale: hanno portato qualche risultato positivo in termini di incremento dei consumi delle famiglie, pur essendo una misura limitata nell’importo ed erogata solo a chi possiede già un reddito seppur basso. Il reddito di cittadinanza invece è strutturato per essere speso e speso tutto, è interamente tracciabile dunque incrementa le entrate del fisco e il Pil, ed è efficiente perché assegnato a persone che vivono in reali condizioni di difficoltà e disagio. Per quanto concerne la quota 100 c’era invece chi profetizzava esodi biblici dal mondo del lavoro e un conseguente aumento della spesa pensionistica ma ciò è stato smentito dai primi dati pubblicati dall’Inps. Probabilmente una cattiva campagna mediatica, che ha alimentato la presenza di penalizzazioni inesistenti, ha contribuito a limitare il numero di fruitori, finora. Ma credo che le motivazioni reali, determinanti dei dati rilevati ad oggi, siano altre. Si pensi al fatto che il calcolo contributivo - operativo ormai per tutti dal 1996 o dal 2012 - riduce in modo consistente le prestazioni pensionistiche e quando in una famiglia, specie se con figli, magari in cerca di lavoro o che ancora studiano, si deve far conto anche con le decine di euro, i sacrifici aumentano e il momento della pensione si allontana sempre più. Encomiabile il comportamento di queste lavoratrici e lavoratori, la loro condizione dovrebbe farci riflettere sul futuro che ci attende e indurre il Governo a revisionare misure troppo penalizzanti per il calcolo delle pensioni.”

 

D.: Segretario Cavallaro, quindi lei conferma il giudizio favorevole già espresso dalla sua organizzazione sui provvedimenti adottati dal governo e su quelli in cantiere?

R.: “La CISAL è sempre stata molto rigorosa nei suoi giudizi e sovente critica nei confronti delle scelte adottate dagli esecutivi che si sono succeduti negli anni. Siamo un Sindacato Autonomo e siamo gelosi della nostra autonomia, non abbiamo preclusioni di tipo ideologico nel valutare l’azione di governo e delle forze politiche, facciamo le nostre proposte senza risparmiare giudizi positivi o negativi, sempre pronti a intraprendere le iniziative necessarie e sempre coerenti con le posizioni che assumiamo di volta in volta. Di recente ci siamo espressi positivamente sull’iniziativa di riforma della P.A., abbiamo plaudito alla decisione di procedere finalmente con nuove assunzioni affinché si eviti il collasso della macchina pubblica. Molte amministrazioni, a seguito di un blocco ventennale del turnover, hanno gli organici ridotti all’osso, con personale anziano e spesso sottopagato. I dati delle Corte dei conti certificano ampiamente che Inps, giustizia, sicurezza e ospedali sono gli enti più a rischio. Ma quella di adoperarsi per immettere nuovo personale amministrativo non è l’unica questione da affrontare in ambito di P.A. .

 

D.: La CISAL si esprime quindi favorevolmente sul ricambio del personale amministravo ma nutre anche delle perplessità sul progetto di riforma della P.A. Quali esattamente?

R.: “Il nostro timore è quello di trovarci di fronte all’ennesima riforma della P.A. che sarà poi rimaneggiata dal governo successivo e poi ancora dal successivo senza che vengano mai colti mai dei punti critici fondamentali quali l’effettiva separazione tra politica ed amministrazione o la necessità di prendere atto, con realismo, di cosa succede negli uffici pubblici da diversi anni a questa parte. I lavoratori si trovano a fronteggiare le esigenze della collettività sforniti dei mezzi adeguati, spesso costretti a ricoprire mansioni inserite in un livello di inquadramento superiore rispetto a quello effettivo senza poi vedersi riconosciuto il diritto a una adeguata retribuzione per le prestazioni fornite e questo a causa della miopia di precedenti riforme. Essi dovrebbero venire retribuiti proprio coi risparmi fatti dalla P.A. in questi anni di blocco dei contratti, invece, sovente, sono pagati con quote del salario accessorio e quindi a carico dei dipendenti tutti.”

 

D.: La posizione della CISAL è estremamente chiara, ma sul tema del salario minimo garantito come si pone la maggiore confederazione autonoma

R.: “Siamo favorevoli all’introduzione del salario minimo garantito, ci eravamo espressi in tali termini già durante la precedente legislatura e non abbiamo esitazioni a confermare tale la nostra posizione.”

 

D.: C’è invece qualcosa sulla quale non siete d’accordo o che non vi convince del tutto sul salario minimo garantito?“

R.: Se si vuole introdurre il salario minimo garantito noi siamo d’accordo ma a nostro parere la misura indicata di 9 euro potrebbe essere innalzata. La nostra posizione cambia nella misura in cui questo provvedimento diventa il pretesto per immettervi altre questioni, come quella della rappresentanza e rappresentatività sindacale. Per definitiva chiarezza, ribadisco che non condividiamo il fatto che la rispondenza delle retribuzioni complessive al requisito dell’Art. 36 della Costituzione possa essere affidato alla contrattazione tra datori di lavoro e organizzazioni sindacali sulla base dell’opinabile principio del “comparativamente maggiormente rappresentativo”, così come non accettiamo che si possa andare all’attuazione dell’Art. 46 della Costituzione che riconosce del diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende, sorvolando, ignorando o semplicemente posticipando l’attuazione dell’Art. 39 che è di una chiarezza disarmante e nonostante ciò mai attuato. Dopo il referendum del 1995 qualcosa è cambiato. Si può far finta di nulla ma non si può nascondere il fatto che è stato inferto un grave colpo alla democrazia ed alla libertà sindacale che invece è scritta con chiare parole nella Costituzione. Chiediamo al Governo un deciso cambio di passo rispetto alle prassi del passato in tema di relazioni sindacali e che venga respinta l’imposizione di un sindacato unico.”

 

D.: Dalle sue affermazioni emerge chiaramente che questo argomento potrebbe essere fonte di un duro confronto su un tema fondamentale per la democrazia sindacale. E’ così?

R.: “Ribadiamo quello che affermiamo da sempre ovvero che, semplicemente, deve essere attuata la Costituzione nei sui principi fondamentali ma negli ultimi trent’anni, ahinoi, abbiamo visto contravvenire quanto postulato dai nostri padri fondatori a tutela dei diritti lavoratori pertanto siamo pronti ad ogni azione, in ogni sede, per ottenere il rispetto della carta fondamentale e della democrazia.”

 

(Pagina a cura del Centro Studi CISAL)

 


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